Chiudere la partita IVA nel 2026: la cessazione passo per passo
Hai smesso di lavorare in proprio e vuoi chiudere la partita IVA. La comunicazione all'Agenzia delle Entrate è gratuita e si fa online in pochi minuti: il difficile non è quello. Il difficile è ricordarsi tutto il resto — l'INPS, l'ultima dichiarazione, la Camera di Commercio se sei una ditta — così da non lasciare code che tornano a bussare mesi dopo. Ecco come si cessa una partita IVA fatta bene.
Cos'è la cessazione e da quando partono i 30 giorni
Chiudere la partita IVA significa comunicare al fisco la cessazione dell'attività. Il termine è di 30 giorni dalla data di cessazione effettiva (art. 35 del DPR 633/72).
Attenzione a quale data conta: non è quella dell'ultimo incasso, ma il momento in cui hai concluso l'ultima operazione legata all'attività (l'ultima fattura, l'ultima nota di credito, la vendita dei beni strumentali). Da lì scattano i 30 giorni.
Il canale dipende da chi sei. Il libero professionista o lavoratore autonomo senza iscrizione al Registro delle Imprese usa il modello AA9/12. La ditta individuale iscritta al Registro (commercianti, artigiani) segue invece la strada della ComUnica: la spieghiamo nella guida chiusura della ditta individuale.
Il modello AA9/12, passo per passo
Per le persone fisiche (professionisti e lavoratori autonomi) lo strumento è il modello AA9/12. Puoi presentarlo da solo o affidarlo a un intermediario abilitato. I canali ammessi:
- Telematico: dall'area riservata dell'Agenzia delle Entrate, compilando il modello con il software gratuito messo a disposizione dall'Agenzia
- PEC: a una qualsiasi Direzione Provinciale, indicando nell'oggetto "Cessazione attività"
- In ufficio: su appuntamento, di persona o tramite delegato
- Raccomandata A/R: allegando copia di un documento d'identità valido
Cosa succede dopo l'invio
La comunicazione si considera presentata il giorno in cui la invii, non quando l'ufficio la protocolla: è quello che conta per rispettare i 30 giorni.
La ricevuta che attesta la chiusura arriva alla tua PEC nel giro di pochi giorni. Da quel momento la partita IVA risulta cessata e il numero non è più riutilizzabile. Se in futuro riaprirai, ti verrà assegnata una partita IVA nuova.
Cosa NON dimenticare oltre alla partita IVA
Chiudere il numero di partita IVA è solo un pezzo. Gli adempimenti che restano — e che chi fa da sé dimentica più spesso — sono questi:
- INPS: se sei artigiano o commerciante, la cessazione ferma i contributi fissi (per la ditta avviene con la ComUnica); se sei in gestione separata non c'è una cancellazione formale, ma i contributi si chiudono con l'ultima dichiarazione
- Ultima dichiarazione dei redditi: va presentata l'anno successivo, per i redditi dell'ultimo periodo di attività
- Ultima liquidazione IVA: solo se eri in regime ordinario (il forfettario non la fa); occhio all'autoconsumo dei beni strumentali rimasti
- Camera di Commercio: obbligatoria se sei una ditta individuale iscritta al Registro delle Imprese
Quanto costa e quanto ci vuole
La comunicazione all'Agenzia delle Entrate è gratuita e la ricevuta arriva in pochi giorni. Il costo vero è il tempo e l'attenzione da mettere sugli adempimenti finali, dove un errore si paga più della pratica in sé.
Il nostro studio segue l'intera cessazione — modello, INPS, ultima dichiarazione — a partire da da 120 €, con preventivo chiaro prima di iniziare. Se hai una ditta o il regime forfettario, i costi cambiano: li abbiamo dettagliati nella guida sui costi di chiusura per il forfettario. Chiudi la partita IVA
Sanzioni e chiusura d'ufficio: il vero rischio
Buona notizia sul ritardo: per la sola cessazione della partita IVA non è prevista una sanzione per l'invio tardivo o omesso dell'AA9/12. La sanzione da 500 a 2.000 € dell'art. 5 del D.Lgs. 471/97 colpisce l'omessa dichiarazione di inizio o variazione, non la chiusura.
Il rischio vero non è la multa: è restare attivi senza volerlo. Finché non chiudi, per il fisco continui a esistere — devi presentare le dichiarazioni, e se sei artigiano o commerciante i contributi fissi INPS e il diritto camerale continuano a maturare.
L'Agenzia, dal canto suo, può procedere alla chiusura d'ufficio delle partite IVA rimaste inattive per tre anni. Meglio muoversi prima, con i conti chiusi come vuoi tu.
Prima di inviare l'AA9/12, controlla
- La data esatta di cessazione (chiusura di tutte le operazioni, non l'ultimo incasso)
- Fatture da emettere o note di credito ancora aperte
- Se sei artigiano o commerciante, la cancellazione INPS (via ComUnica se sei ditta)
- L'ultima liquidazione IVA e i versamenti ancora pendenti (regime ordinario)
- I beni strumentali rimasti in attività (autoconsumo ai fini IVA)
- Una PEC attiva: è lì che arriva la ricevuta di cessazione
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Domande frequenti
No, mai. La cessazione della partita IVA è una pratica fiscale: si comunica all'Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12 (o con la ComUnica se sei una ditta iscritta al Registro Imprese). Può occuparsene un commercialista.
Per la sola cessazione della partita IVA non è prevista una sanzione per il ritardo. Il problema non è la multa, ma il fatto che, finché non chiudi, resti attivo: continui a dover presentare le dichiarazioni e, se sei artigiano o commerciante, a maturare contributi fissi INPS e diritto camerale.
Trenta giorni dalla data di cessazione effettiva dell'attività, cioè da quando hai concluso l'ultima operazione legata al lavoro (ultima fattura o nota di credito, vendita dei beni strumentali).
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate — Come variare o chiudere la partita IVA (AA9/12)
- Agenzia delle Entrate — La chiusura d'ufficio della partita IVA
- Chiudere la partita IVA: procedura, modulistica e tempistiche — Fiscomania
- Partite IVA, niente più sanzione per l'omessa dichiarazione di cessazione — Il Sole 24 Ore
Contenuto informativo aggiornato a Luglio 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.