Aprire la partita IVA nel 2026: la guida completa passo per passo
Aprire la partita IVA sembra un muro burocratico. In realtà l'atto in sé è semplice e non costa nulla: la apri all'Agenzia delle Entrate con un modulo. Il punto delicato non è la pratica, sono le scelte che ci stanno intorno — il codice ATECO, il regime fiscale, la cassa INPS giusta. Sbagliarle costa molto più di quanto costi farsi seguire. Ecco tutto quello che serve sapere, spiegato semplice.
La verità che nessuno ti dice: aprirla è gratis
Partiamo da qui, perché è il punto su cui girano più equivoci. Aprire la partita IVA all'Agenzia delle Entrate non costa niente. Non c'è una tassa di apertura, non serve un notaio, non c'è un bollo da pagare per il rilascio del numero.
Quello per cui ha senso pagare un commercialista non è "aprire" la partita IVA: è decidere bene come aprirla e poi gestirla in regola. La scelta del codice ATECO, del regime fiscale e della cassa previdenziale determina quante tasse e quanti contributi pagherai per anni. È lì che sta il valore, ed è lì che il fai-da-te fa più danni.
I passi per aprirla, in ordine
La procedura è sempre la stessa, cambia solo qualche passaggio in base al tipo di attività. In sintesi:
- Scegli il codice ATECO, che identifica cosa fai. Da qui dipendono il coefficiente di redditività e la cassa INPS.
- Scegli il regime fiscale: quasi sempre il regime forfettario, oppure l'ordinario. La scelta si fa in questa fase.
- Apri la partita IVA all'Agenzia delle Entrate: modello AA9/12 per il lavoratore autonomo, o pratica ComUnica se ti iscrivi anche al Registro Imprese.
- Iscriviti alla gestione INPS corretta: Gestione Separata per i professionisti, Gestione Artigiani o Commercianti per chi fa impresa.
- Iscrizione a Camera di Commercio e SCIA se svolgi un'attività d'impresa (negozio, artigiano, e-commerce). I professionisti puri non ci passano.
- Attiva PEC e fatturazione elettronica: dal 2024 la e-fattura è obbligatoria per tutti, forfettari compresi.
Il codice ATECO: la scelta che pesa più di tutte
Il codice ATECO è la sigla che dice al fisco che lavoro fai. Sembra un dettaglio anagrafico, ma decide due cose concrete: il coefficiente di redditività nel forfettario (cioè su quale quota dei tuoi incassi paghi le tasse) e la gestione previdenziale a cui ti iscrivi.
Lo stesso lavoro, inquadrato con un ATECO diverso, può portare a un imponibile più alto o più basso e a contributi diversi. Scegliere il codice giusto — e quello davvero coerente con l'attività — è la prima consulenza che conta. Su come incide sul reddito vedi la guida al regime forfettario e ai coefficienti.
Forfettario o ordinario: il regime giusto
Chi apre oggi, nella grande maggioranza dei casi, sceglie il regime forfettario: imposta unica al 5% o 15%, niente IVA da applicare, contabilità semplificata. È il regime pensato per chi inizia e per chi fattura fino a 85.000 € l'anno.
Non è però automatico che convenga sempre. Se hai molti costi da scaricare, se devi detrarre l'IVA sugli acquisti o se rientri in una causa di esclusione, l'ordinario può essere la strada giusta. Abbiamo messo i due regimi a confronto, con tabella ed esempi, in forfettario o ordinario: quale conviene.
L'INPS: la posizione previdenziale, dove si fanno gli errori
Qui casca la maggior parte di chi fa da sé. La partita IVA all'Agenzia è gratis, ma i contributi INPS non lo sono, e cambiano parecchio a seconda della cassa in cui finisci:
- Gestione Separata (professionisti senza cassa: consulenti, informatici, designer, formatori): aliquota 26,07% nel 2026, calcolata sul reddito. Nessun contributo fisso: paghi solo se e quanto produci.
- Gestione Artigiani o Commercianti (chi svolge attività d'impresa): un contributo fisso di circa 4.520–4.610 € l'anno dovuto anche a reddito basso, più una quota sull'eccedenza. I forfettari possono chiedere lo sconto del 35%.
- Casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, ecc.): chi è iscritto a un ordine con cassa propria versa lì, con regole autonome.
Tempi, costi e a cosa serve davvero il commercialista
I tempi sono rapidi: la partita IVA viene rilasciata subito, in giornata, appena inviata la pratica. Puoi iniziare a fatturare da subito.
I costi veri non sono nell'apertura ma in quello che viene dopo: contributi INPS, imposta sostitutiva, gestione contabile. Li abbiamo messi tutti in fila in quanto costa aprire la partita IVA.
Da noi l'apertura resta gratis: quello che paghi è la gestione, con un prezzo chiaro deciso prima. Ti seguiamo tutto online, dalla scelta dell'ATECO alle dichiarazioni. Apri la tua partita IVA
Cosa decidere e preparare prima di aprire
- Documento d'identità, codice fiscale e residenza
- Descrizione precisa dell'attività (per scegliere il codice ATECO giusto)
- Stima dei ricavi attesi nel primo anno
- Se sei anche lavoratore dipendente: quanto guadagni (conta per l'accesso al forfettario)
- Un indirizzo PEC (o attivarlo in fase di apertura)
- La scelta del regime: forfettario o ordinario
- La gestione INPS coerente con l'attività
Hai bisogno di aiuto con questo?
Apertura partita IVA — gratis, senza notaio
Domande frequenti
No, l'apertura all'Agenzia delle Entrate è gratuita: non ci sono tasse né bolli per il rilascio del numero. I costi arrivano dopo, con i contributi INPS, l'imposta sostitutiva e la gestione contabile. Il valore del commercialista sta nello scegliere bene codice ATECO, regime e cassa previdenziale.
Pochissimo: il numero di partita IVA viene rilasciato subito, lo stesso giorno in cui si invia la pratica all'Agenzia delle Entrate. Da quel momento puoi già emettere fatture.
Sì. Puoi avere una partita IVA anche da dipendente. Per restare nel regime forfettario, però, il reddito da lavoro dipendente o pensione dell'anno precedente non deve superare 35.000 € (soglia valida per il 2026). Vanno inoltre verificati eventuali vincoli con il datore di lavoro.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: le regole
- INPS — Gestione Separata: aliquote contributive 2026
- INPS — Gestioni artigiani e commercianti: i contributi 2026
- Regime forfettario 2026: tutte le regole — FiscoeTasse
Contenuto informativo aggiornato a Luglio 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.