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Forfettario o ordinario: quale regime conviene per la partita IVA

Aggiornato: Luglio 2026·7 min di lettura

Quando apri la partita IVA devi scegliere il regime fiscale, e per anni pagherai in base a quella decisione. Il forfettario conviene quasi sempre a chi inizia, ma non è una regola universale. La variabile che ribalta tutto è una: quanti costi hai. Vediamo quando conviene l'uno e quando l'altro, con i numeri.

La differenza in due righe

Nel forfettario paghi un'imposta unica (5% o 15%) su una quota fissa degli incassi, non applichi l'IVA e hai una contabilità leggera. In cambio non deduci i costi reali.

Nell'ordinario (o semplificato) paghi l'IRPEF a scaglioni sul reddito effettivo, applichi e detrai l'IVA, e scarichi tutti i costi documentati. In cambio hai più adempimenti e, di norma, più tasse a parità di incassi bassi.

Il confronto voce per voce

La tabella mette i due regimi uno accanto all'altro sui punti che pesano nella scelta:

ForfettarioOrdinario / semplificato
Limite di ricavifino a 85.000 €nessun limite
IVAnon la applichi né la detraila applichi in fattura e la detrai sugli acquisti
Tasseimposta unica 5% o 15%IRPEF a scaglioni (23–43%) + addizionali
Costinon deducibili: conta il coefficientededuci i costi reali documentati
Contabilitàsemplificata, niente liquidazioni IVAregistri IVA e adempimenti periodici
A chi convienepochi costi, incassi sotto 85.000 €molti costi, IVA da detrarre, no ai requisiti forfettari

Quando conviene il forfettario

Il forfettario vince quasi sempre per chi ha pochi costi rispetto agli incassi: consulenti, freelance, professionisti dei servizi. Il coefficiente di redditività forfettizza già una parte di spese, e l'imposta al 5% dei primi anni è difficile da battere.

Conviene anche a chi cerca semplicità: niente IVA da versare, niente liquidazioni periodiche, adempimenti ridotti. Per capire requisiti e coefficienti vedi la guida al regime forfettario.

Quando conviene (o è obbligatorio) l'ordinario

L'ordinario diventa la scelta giusta in alcuni casi tipici:

  • Hai molti costi reali (materiali, dipendenti, affitti, mezzi): scaricarli abbassa il reddito più del coefficiente forfettario.
  • Devi detrarre l'IVA su acquisti e investimenti importanti (attrezzature, magazzino).
  • Superi gli 85.000 € di ricavi o prevedi di superarli a breve.
  • Rientri in una causa di esclusione dal forfettario (redditi da dipendente oltre soglia, partecipazioni societarie, prevalenza verso l'ex datore).
  • Ti serve dimostrare un reddito effettivo più alto, ad esempio per un mutuo o un finanziamento.

Il nodo dei costi: un esempio concreto

Prendiamo due attività con 50.000 € di incassi. Un consulente (coefficiente 78%, pochi costi): nel forfettario l'imponibile è 39.000 €, imposta 15% = 5.850 € (o 1.950 € al 5%). Nell'ordinario, con 5.000 € di costi, il reddito è 45.000 € e l'IRPEF a scaglioni supera abbondantemente quella cifra. Vince il forfettario.

Un artigiano con gli stessi 50.000 € ma 25.000 € di costi reali (materiali, mezzi): nel forfettario paga sull'imponibile forfettizzato ignorando i costi veri; nell'ordinario tassa solo 25.000 € di reddito effettivo e detrae l'IVA sugli acquisti. Qui l'ordinario può convenire. La regola pratica: più i tuoi costi si avvicinano o superano la quota "scontata" dal coefficiente, più l'ordinario torna in gioco.

Come scegliere senza sbagliare

La scelta non si fa a intuito: si fa sui tuoi numeri attesi — incassi, costi, investimenti, altri redditi. Un errore all'apertura ti trascini per anni, e cambiare regime dopo è possibile ma non sempre indolore.

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Domande frequenti

Sì. Puoi cambiare regime, di norma dall'anno successivo, se maturano le condizioni o per scelta (opzione). Il passaggio all'ordinario è automatico se superi le soglie o incappi in una causa di esclusione. Cambiare ha però effetti su IVA e adempimenti, quindi va pianificato.

Non sempre, ma spesso sì. Il forfettario ignora i costi reali e tassa una quota fissa degli incassi. Quando le spese documentate sono elevate rispetto al coefficiente della tua attività, l'ordinario che le deduce può portare a pagare meno. Serve un confronto sui numeri.

Spesso sì, anche con l'imposta al 15%, soprattutto per chi ha pochi costi: resta più basso dell'IRPEF a scaglioni e molto più semplice da gestire. Il vantaggio si riduce solo quando i costi reali diventano importanti o si superano le soglie di ricavi.

Fonti ufficiali

  1. Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: le regole
  2. Regime forfettario 2026: tutte le regole — FiscoeTasse
  3. Coefficiente di redditività forfettario: tabella ATECO — Fiscomania

Contenuto informativo aggiornato a Luglio 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.