Forfettario o ordinario: quale regime conviene per la partita IVA
Quando apri la partita IVA devi scegliere il regime fiscale, e per anni pagherai in base a quella decisione. Il forfettario conviene quasi sempre a chi inizia, ma non è una regola universale. La variabile che ribalta tutto è una: quanti costi hai. Vediamo quando conviene l'uno e quando l'altro, con i numeri.
La differenza in due righe
Nel forfettario paghi un'imposta unica (5% o 15%) su una quota fissa degli incassi, non applichi l'IVA e hai una contabilità leggera. In cambio non deduci i costi reali.
Nell'ordinario (o semplificato) paghi l'IRPEF a scaglioni sul reddito effettivo, applichi e detrai l'IVA, e scarichi tutti i costi documentati. In cambio hai più adempimenti e, di norma, più tasse a parità di incassi bassi.
Il confronto voce per voce
La tabella mette i due regimi uno accanto all'altro sui punti che pesano nella scelta:
| Forfettario | Ordinario / semplificato | |
|---|---|---|
| Limite di ricavi | fino a 85.000 € | nessun limite |
| IVA | non la applichi né la detrai | la applichi in fattura e la detrai sugli acquisti |
| Tasse | imposta unica 5% o 15% | IRPEF a scaglioni (23–43%) + addizionali |
| Costi | non deducibili: conta il coefficiente | deduci i costi reali documentati |
| Contabilità | semplificata, niente liquidazioni IVA | registri IVA e adempimenti periodici |
| A chi conviene | pochi costi, incassi sotto 85.000 € | molti costi, IVA da detrarre, no ai requisiti forfettari |
Quando conviene il forfettario
Il forfettario vince quasi sempre per chi ha pochi costi rispetto agli incassi: consulenti, freelance, professionisti dei servizi. Il coefficiente di redditività forfettizza già una parte di spese, e l'imposta al 5% dei primi anni è difficile da battere.
Conviene anche a chi cerca semplicità: niente IVA da versare, niente liquidazioni periodiche, adempimenti ridotti. Per capire requisiti e coefficienti vedi la guida al regime forfettario.
Quando conviene (o è obbligatorio) l'ordinario
L'ordinario diventa la scelta giusta in alcuni casi tipici:
- Hai molti costi reali (materiali, dipendenti, affitti, mezzi): scaricarli abbassa il reddito più del coefficiente forfettario.
- Devi detrarre l'IVA su acquisti e investimenti importanti (attrezzature, magazzino).
- Superi gli 85.000 € di ricavi o prevedi di superarli a breve.
- Rientri in una causa di esclusione dal forfettario (redditi da dipendente oltre soglia, partecipazioni societarie, prevalenza verso l'ex datore).
- Ti serve dimostrare un reddito effettivo più alto, ad esempio per un mutuo o un finanziamento.
Il nodo dei costi: un esempio concreto
Prendiamo due attività con 50.000 € di incassi. Un consulente (coefficiente 78%, pochi costi): nel forfettario l'imponibile è 39.000 €, imposta 15% = 5.850 € (o 1.950 € al 5%). Nell'ordinario, con 5.000 € di costi, il reddito è 45.000 € e l'IRPEF a scaglioni supera abbondantemente quella cifra. Vince il forfettario.
Un artigiano con gli stessi 50.000 € ma 25.000 € di costi reali (materiali, mezzi): nel forfettario paga sull'imponibile forfettizzato ignorando i costi veri; nell'ordinario tassa solo 25.000 € di reddito effettivo e detrae l'IVA sugli acquisti. Qui l'ordinario può convenire. La regola pratica: più i tuoi costi si avvicinano o superano la quota "scontata" dal coefficiente, più l'ordinario torna in gioco.
Come scegliere senza sbagliare
La scelta non si fa a intuito: si fa sui tuoi numeri attesi — incassi, costi, investimenti, altri redditi. Un errore all'apertura ti trascini per anni, e cambiare regime dopo è possibile ma non sempre indolore.
Noi partiamo dai tuoi dati, simuliamo entrambi i regimi e ti diciamo quale conviene davvero, con i conti alla mano. Apertura gratuita, gestione a prezzo chiaro. Apri la tua partita IVA
Hai bisogno di aiuto con questo?
Apertura partita IVA — gratis, senza notaio
Domande frequenti
Sì. Puoi cambiare regime, di norma dall'anno successivo, se maturano le condizioni o per scelta (opzione). Il passaggio all'ordinario è automatico se superi le soglie o incappi in una causa di esclusione. Cambiare ha però effetti su IVA e adempimenti, quindi va pianificato.
Non sempre, ma spesso sì. Il forfettario ignora i costi reali e tassa una quota fissa degli incassi. Quando le spese documentate sono elevate rispetto al coefficiente della tua attività, l'ordinario che le deduce può portare a pagare meno. Serve un confronto sui numeri.
Spesso sì, anche con l'imposta al 15%, soprattutto per chi ha pochi costi: resta più basso dell'IRPEF a scaglioni e molto più semplice da gestire. Il vantaggio si riduce solo quando i costi reali diventano importanti o si superano le soglie di ricavi.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: le regole
- Regime forfettario 2026: tutte le regole — FiscoeTasse
- Coefficiente di redditività forfettario: tabella ATECO — Fiscomania
Contenuto informativo aggiornato a Luglio 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.